Presentazione del libro di Antonella Colonna Vilasi

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Il testo analizza le finalità dell’Intelligence nelle moderne democrazie occidentali. Tratta il processo e la selezione delle informazioni utili al decisore finale. L’introduzione è a cura di Stefano Folli, e la prefazione del Direttore dei Servizi Esterni Francesi (DGSE). Un’intervista all’ex Direttore dell’Ufficio Analisi dell’AISI completa l’opera.

 

Servizi segreti e sicurezza dello stato

È opinione largamente condivisa che i servizi d’intelligence siano sinonimo di mistero, di operazioni oscure messe in pratica dai potenti del mondo che, come in un teatrino dei burattini, muovono i fili per manipolare le sorti del mondo. Sono richiamati alla memoria periodi politicamente bui della recente storia italiana durante i quali la raccolta d’informazioni e ciò che viene comunemente chiamato spionaggio erano utilizzati a fini politici. Oppure, in una società multiculturale e multietnica come quella odierna, si ritiene siano indispensabili per prevenire qualsiasi forma di terrorismo. La sicurezza dello stato è, dunque, indispensabile soprattutto negli anni duemila, dove le nuove forme di terrorismo espongono il mondo a nuovi rischi e pericoli.

Ma dietro il lavoro dei servizi d’intelligence c’è un mondo complesso, un volume indefinito d’informazioni da raccogliere, analizzare e selezionare.

Per demolire l’aura negativa che caratterizza l’intelligence bisogna eliminare tante scorie pseudo-ideologiche e far comprendere quanto siano importanti le funzioni che un servizio bene organizzato ed efficiente può svolgere a favore della collettività. Fare a meno dell’intelligence non si può, in un mondo in cui persino gli Stati faticano a sopravvivere alle nuove minacce che li incalzano.

Prima di tutto bisogna tornare alla definizione, non sempre scontata, del termine inglese “intelligence” che traducendolo letteralmente in italiano, significa “intelligenza” nell’accezione di raccolta d’informazioni utili, o “spionaggio” espressione che però induce a pensare a una funzione illegale o immorale dei servizi segreti, oltre che a imprese stile James Bonde. La traduzione del termine inglese non è, quindi, la migliore possibile in quanto esprime gli aspetti più che altro negativi delle attività di sicurezza. Volendo fornire una spiegazione che sia la più oggettiva possibile del termine intelligence, potremmo definirla come “l’insieme delle attività finalizzate all’acquisizione d’informazioni rilevanti per la sicurezza dello Stato”, sia che la si voglia intendere come una branca dell’attività governativa, sia che la si intenda come uno specifico campo di studio accademico che si occupa di rapporti internazionali, di politica estera e di sicurezza nazionale. Ma considerando l’aura di mistero e complotto che ruota intorno a questa tematica è facile comprendere quanto sia poco conosciuta dai cittadini e, se da un lato manca la comunicazione istituzionale da parte degli organismi dei servizi segreti, dall’altro è scarso o totalmente assente l’interesse dell’opinione pubblica verso i temi della sicurezza nazionale.

In un mondo come quello odierno, globalizzato, multiculturale, multietnico e in continua evoluzione gli stati si trovano ad affrontare sempre nuove minacce: alla sicurezza del territorio, alla stabilità dello stato, agli interessi nazionali. E anche il modo di perseguire la sicurezza è cambiato. I meccanismi che regolano le azioni d’intelligence sono paragonabili a quelli di qualsiasi altra scienza: viene privilegiato il metodo scientifico al fine di prevedere il futuro tramite lo studio minuzioso del materiale raccolto e l’ambiente circostante. L’analisi d’intelligence inizia con i dati, ma è finalizzata a formulare previsioni. L’intelligence, insomma, è funzionale all’attività di previsione che, a sua volta, è preliminare all’attività di pianificazione. Anzi, si può sostenere che non si ha intelligence senza previsione, e previsione senza intelligence. Fondamentali sono tre fasi principali secondo le quali s’articola tutto il processo: fase della descrizione, fase della spiegazione e fase della previsione.

Le nuove frontiere dell’intelligence

Il panorama economico, politico, sociale e culturale mondiale, dopo il 1989 con la caduta del muro di Berlino, è completamente mutato con un conseguente rimodellamento delle attività dell’intelligence. Il bipolarismo, che vedeva la contrapposizione delle due super potenze Urss e Usa, ha lasciato spazio al multipolarismo con l’avanzata sulla scena di nuovi stati che fino ad allora avevano orbitato intorno a uno dei due protagonisti. A ciò si sono aggiunte nuove tensioni etniche e razziali che hanno alimentato ideologie terroristiche e d’odio verso l’Occidente sfociate nell’attacco alle Torri Gemelle di New York. Gli avvenimenti che hanno segnato gli anni tra il 1989 ed il 1991 hanno modificato il precedente scenario di riferimento internazionale: le situazioni tipiche di un sistema bipolare, gli interessi nazionali, le minacce e i fattori di rischio interagenti sulla sicurezza dello Stato sono crollati per subire una completa metamorfosi in riferimento ai nuovi rapporti del multipolarismo. Conseguentemente le attività d’intelligence hanno dovuto adeguarsi ed adattarsi.

Nella nostra epoca incentrata sulla rivoluzione digitale, gli organismi d’intelligence devono essere in grado d’affrontare nuove sfide incentrate soprattutto sullo sviluppo e sulla gestione dell’immensa mole di informazioni in loro possesso.

ANTONELLA COLONNA VILASI

Presentazione del libro di Antonella Colonna Vilasiultima modifica: 2011-11-03T01:06:00+00:00da mondadori_au
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